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Il bluff della genetica e dello " scientificamente provato " ....
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2020-10-05 18:09:05 UTC
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Ogni problema clinico è o dovrebbe essere prima di tutto un problema teorico, su
cui costruire un percorso che porti alla risoluzione di una determinata entità
morbosa, cioè ad un’idonea terapia.

Una volta Individuata la causa della malattia, l’atteggiamento terapeutico, cioè
pratico, dovrebbe discendere da questa.

Ahimè, nell’oncologia odierna questo non accade, in quanto nessuno, né in campo
ufficiale né nelle cosiddette medicine alternative, si dà pena di concepire un
soggetto logico specifico che sia all’origine delle malattie neoplastiche.

Nonostante questa carenza fondamentale nella valutazione di una teoria o di un
sistema terapeutico riguardante i tumori, oncologi e ricercatori mettono al
primo posto il concetto di “scientificamente provato”, l’unico e imprescindibile
lasciapassare che consenta di accettare o scartare qualsiasi proposta di studio
o di terapia.

Schematicamente il concetto si fonda su alcuni semplici principi, di derivazione
galileiana o più recentemente popperiana, che devono essere osservati da chi
voglia progredire nel cammino della scienza; essi sono:

La formulazione di un’ipotesi susseguente all’osservazione di un fenomeno o di
più fenomeni combinati
La riproduzione e lo studio del fenomeno in modo che possa essere analizzato
La formulazione di una legge o di un giudizio che descriva il fenomeno e che
consenta di dare predizioni e di indirizzare l’azione dello scienziato
La condivisibilità dei risultati ottenuti con tutti gli altri ricercatori; il
fatto cioè che anche altri possano usufruire di ciò che è stato scoperto o
acquisito per ulteriori studi, verifiche e applicazioni

Chi potrebbe dissentire da tutto questo? Chi potrebbe rifiutare una tale
garanzia per il mondo scientifico e per la società?

Nessuno si sognerebbe mai di deviare da una simile impostazione!

Uno scienziato che tralasciasse di seguire un simile metodo di studio, non solo
non andrebbe lontano nella ricerca, ma sicuramente sarebbe destinato unicamente
al soliloquio.

In realtà l’oncologia attuale fa acqua da tutte le parti, e a nulla vale
aggrapparsi alla scrupolosità del metodo scientifico, quando i risultati
fruibili continuano ad essere latitanti da decenni.

Qual è la causa di un simile fallimento? Quali sono i problemi e i
fraintendimenti di un simile stato di cose?

Senza dubbio la mancanza di linee direttive e di sistemi di pensiero innovativi!

Al principio una teoria possiede un’attività rivoluzionaria dirompente, e quindi
di arricchimento dell’apparato concettuale precostituito. Questo almeno nelle
prime fasi, quando cioè è in grado di fornire (almeno in potenza) delle
interpretazioni sufficientemente esplicative della realtà da studiare, e
comunque in una misura maggiore delle teorie precedenti.

Se però una teoria non a fornire in un tempo ragionevole, tutte e o quasi le
spiegazioni dei fenomeni studiati, scivola inevitabilmente in un piano di
chiusura e di aridità tale, da consentire solo studi ed esperimenti infruttuosi
e ripetitivi. Diventa una teoria morta, benché gli studi e sperimentazioni
continuino ad essere effettuati.

Quello che avviene è una sconnessione, tra l’idea iniziale e i concetti di
ordine inferiore e i relativi esperimenti; in una dinamica in cui l’idea
portante si allontana sempre più verso una dimensione metafisica, dove viene
riposta come fatto ormai acquisito, al riparo di ogni critica e verifica.

A questo punto le ipotesi sussidiarie, unitamente alla congerie di esperimenti
infruttuosi, tendono ad amplificarsi inutilmente fino all’infinito.

Si prenda come esempio l’ipotesi metafisica “Il dio Visnù esiste, perché
guarisce le sue creature con gli elementi dell’universo, con il sole, con
l’acqua e con la terra”, e si cerchi in qualche modo di dimostrare
scientificamente che ciò corrisponda a verità.

Cosa farebbero gli scienziati per avallare questa ipotesi? Indubbiamente
predisporrebbero due filoni di ricerca, uno epidemiologico e uno più
specificatamente d’ordine chimico e fisico, di dimensioni più o meno grandi, in
dipendenza delle sovvenzioni più o meno planetarie acquisite.

Sicuramente negli stati più ricchi, come ad esempio gli Stati Uniti, si
incomincerebbe a calcolare l’intensità della luce o il suo indice di rifrazione
in rapporto alle varie zone del territorio, in rapporto inoltre alla media
misurata dell’altezza e del peso di un certo numero di individui presi a
campione nelle diverse città; si estenderebbero poi gli studi epidemiologici, in
diverse zone dello stato, alla composizione dell’acqua e della terra in rapporto
alla circonferenza dell’addome o degli arti degli individui e via dicendo.

In laboratorio si studierebbero invece le variazioni molecolari di ciascun
processo metabolico in rapporto alla magrezza o all’obesità degli individui
studiati, come pure le differenze genetiche dei vari recettori favorenti un
metabolismo alterato e via dicendo.

L’unica garanzia richiesta in questa pianificazione sperimentale è quella di
osservare il massimo rigore metodologico, con particolare riguardo
all’accuratezza delle misurazioni, all’adozione di criteri valutativi accettati
(margine di errore, intervallo di confidenza, livello di evidenza, scrupolosità
nelle interviste, analogie con pubblicazioni su riviste scientifiche accreditate
eccetera), alla prerogativa di ripetitività degli esperimenti e quindi alla
condivisibilità dei risultati raggiunti con il mondo accademico del pianeta.

Benché l’esempio del dio Visnù sia palesemente assurdo, la procedura descritta
si potrebbe applicare al tentativo di dimostrazione della teoria genetica.

La dimostrazione è impossibile quanto sia dimostrare l’esistenza di Visnù
misurando e studiando il mondo in lungo e in largo.

Entrambi restano oggetto di fede.

Questo affermazione risulta chiara da alcune semplici considerazioni: le
asserzioni di base su cui ruota il sistema di pensiero della la ricerca e della
teoretica oncologica sono due.

La prima ipotizza che l’accrescimento incontrollato dipende da un’alterazione
dei meccanismi di crescita causata da una degenerazione e quindi da un
malfunzionamento dei geni. L’altra di ordine descrittivo, afferma che il tumore
è una massa di cellule che tende ad accrescersi sempre di più

Dato che la seconda è la descrizione di un fatto, e la prima un’ipotesi che
intende dimostrarlo, è necessario un ulteriore passo interpretativo. Viene
confezionata un’altra ipotesi che entri più in dettaglio: l’alterazione della
crescita cellulare: è dovuta ad un fenomeno d’esagerata moltiplicazione
cellulare.

Quest’ipotesi a sua volta necessita d’ulteriori elementi di spiegazione: quali
sono le cause che determinano questa moltiplicazione incontrollata?

L’ulteriore ipotesi esplicativa è che venga determinata da un malfunzionamento
di alcune sezioni del DNA, dei geni. In particolare quelli preposti alla
produzione di quelle molecole necessarie alla moltiplicazione cellulare.

Il malfunzionamento quindi viene attribuito (altra ipotesi) ad un danno
molecolare o piuttosto ad un’infinita e al momento sconosciuta serie di danni
molecolari:

Perché avvengono questi danni però, quali sono i fattori che li determinano?
Ulteriori ipotesi esplicative individuano una serie di possibili emittenti di
alterazioni molecolari in funzione iperplastica, quali: fattori di crescita,
ormoni, sostanze tossiche, radiazioni, virus, carenze alimentari, fattori
ereditari, disfunzioni immunitarie, eccessivi carichi di stress neuropsichico ed
altro.

Delle 14 asserzioni ipotetiche citate, è chiaro che le prime 4 sono più
squisitamente teoriche, mentre le altre possono, rientrando in un ambito più
specifico, essere oggetto di sperimentazione.

La qual cosa appare subito un’impresa sovrumana, dal momento che gli elementi da
studiare sono infiniti; basta pensare a tutti gli enzimi e le proteine che
viaggiano dentro una cellula, o alla miriade di sostanze con azione tossica su
di essa.

Inoltre,ad un’analisi più approfondita della prima asserzione base, che il
tumore sia dovuto ad un’alterazione dei meccanismi di crescita, si evidenzia che
essa è composta di diversi concetti.

Quello implicito, tacitamente dato per scontato, che la massa di cellule
tenda intrinsecamente ad accrescersi sempre di più.
L’ipotesi che ciò avvenga per un malfunzionamento dei geni
L’ipotesi che ciò sia causato da una loro degenerazione su base molecolare..
L’ipotesi che il malfunzionamento determini una moltiplicazione cellulare
incontrollata.

Non è quindi da dimostrare solo l’asserzione base, ma anche le sue proposizioni
costituenti. Conseguentemente, gli esperimenti possono essere condotti per
ciascuna proposizione costituente, con il risultato di rimanere ciascuno
confinato e non comunicante con gli altri, anche per l’infinità degli elementi
che possono entrare in gioco.

Ad esempio, una linea di esperimenti può interessare le caratteristiche
dell’accrescimento cellulare, come l’entità misurabile, il grado o la qualità
dei sottotipi in riproduzione, la relazione differenziale rispetto ai differenti
tipi di cancro e così via.

Una seconda impostazione di ricerca potrebbe riguardare quali geni sono mal
funzionanti in rapporto alle varie neoplasie, in modo da essere classificati
come oncogeni. Oppure la sinergia di vari raggruppamenti genici da studiare in
un periodo di tempo molto lungo, anni o decenni, compreso il processo di
immortalizzazione in vitro in rapporto alla cancerogenesi.

Un imprescindibile piano d’indagine imprescindibile sarebbe anche quello
dedicato allo studio degli innumerevoli fattori tossici in grado di determinare
alterazioni molecolari.

Da quanto esposto si capisce chiaramente perché la teoria genetica del cancro
non arrivi mai ad una conclusione ed a risultati positivi: perché, sperimentando
all’infinito infiniti fenomeni, può essere solo inconcludente, cioè non fruibile
nella realtà.

Genetica e cancro non hanno niente a che vedere l’uno con l’altra!

Oppure, come dice Hume: “Una dimostrazione o è irresistibile o non ha nessuna
forza”. 20

Aggiunge Heidegger: “…Un fiume di parole su un argomento non fa che oscurare
l’oggetto da comprendere, dando ad esso la chiarezza apparente
dell’artificiosità e della banalizzazione.”

La conclusione che dobbiamo trarne è che Il metodo sperimentale, anche se
utilizzato nel migliore dei modi, non porta a nessun risultato, quando “serve”
un’idea vuota, metafisica, non dimostrabile né ora né mai.

È quindi inutile nascondersi o vantarsi di possedere un metodo scientifico di
garanzia. Se questo è acefalo; sta sullo stesso piano, anche se è più forbito,
della ciarlataneria di chi cerca di individuare la cura del cancro col “pendolo”
o con l’imposizione delle mani.

Ma, prima di rifiutare la genetica, conviene capire le sue condizioni di
veridicità, in modo da smascherare per sempre la sua fallacia e di conseguenza
l’improponibilità di sistemi terapeutici ancorati nel vuoto.

Cosa è quindi la genetica? Cosa propone? Su quali certezze si fonda? Cosa dicono
i sacri testi? Quali certezze offre ai malati!

E’ bene sottolineare che queste non sono questioni teoriche, ma i presupposti
essenziali cui si fondano le terapie oncologiche ufficiali, che risulterebbero
squalificate una volta dimostrata l’inconsistenza dei principi e delle deduzioni
della genetica. La dimostrazione dell’infondatezza delle sue posizioni avrebbe
come conseguenza la scomparsa delle terapie oncologiche attuali e con essi i
tanto faraonici quanto inutili programmi di ricerca, capaci di partorire solo
oceani di se e di condizionali pericolosi.

Per capire meglio le dinamiche sottese ad una proposta di terapia antitumorale,
conviene però chiarire i contenuti di un ideale dialogo tra un oncologo e un
paziente.

Paziente: Dottore, perché dovrei operarmi, fare la chemioterapia e la
radioterapia?

Dottore: Perché, vede, c’è una cellula che ha incominciato a proliferare e a
riprodursi senza controllo, in quanto alcuni suoi geni hanno assunto delle
caratteristiche tali da non avere più un freno a trasmettere i segnali di
riproduzione, che tende ora all’infinito.

Se noi riusciamo a distruggere la massa di cellule degenerate con la
chemioterapia, la radioterapia, o mediante escissione chirurgica, riusciamo ad
avere risultati altamente positivi.

P: Quindi tutto il problema sta nel distruggere le cellule malate?

D: Certo, e questo oggi è un obiettivo che possiamo tentare di raggiungere in
diversi modi. Vede, oggi la ricerca ha fatto dei passi da gigante: accanto alle
terapie accennate, esiste l’immunogenetica con l’immunoterapia attiva, la
terapia genica e gli anticorpi monoclonali; l’ormonoterapia, efficace
specialmente in tumori ormono sensibili come quello della mammella o della
prostata; la terapia anti angiogenica che, impedendo la generazione di nuovi
vasi verso il tumore, tende a farlo regredire come “per fame”. Non
dimentichiamoci di tutta una serie di sostanze immunostimolanti, capaci di
modificare e potenziare la risposta del sistema immunitario nei confronti di
quelle cellule che sono sfuggite al processo di regolazione della crescita.

P: Indubbiamente c’è da stare tranquilli di fronte ad una conoscenza scientifica
così avanzata, che scende così nel profondo e nell’intimità dei più delicati
meccanismi cellulari di riproduzione.

D: Certo, pensi ad esempio che con gli anticorpi monoclonali si è in grado di
colpire con estrema precisione un singolo peptide o una singola proteina
anomala, come se si usasse un micro-laser o un micro-bisturi; pensi che
attraverso la terapia genica siamo in grado di trasferire un gene suicida nelle
cellule malate, in modo da esporle più facilmente alla distruzione di un farmaco
antineoplastico ecc. ecc.

P: Nella combinazione delle componenti terapeutiche più adatte al mio caso,
posso quindi sperare di trovare una soluzione vincente; spero solo, dottore, che
lei riesca ad individuare ciò che realmente è più opportuno per la mia malattia.

D: Stia tranquillo, utilizzando tutte le nuove metodiche di indagine e
avvalendomi dell’opera del fior fiore degli specialisti del settore, sono sicuro
che sarà trovata la strada migliore per risolvere il suo caso.

P: Fiat voluntas Dei.

Dal dialogo presentato, emergono tre punti significativi:

Tutte le terapie si basano su una presunta degenerazione dei geni,
responsabile a sua volta della riproduzione incontrollata delle cellule.
I metodi degli studi e della ricerca, seguiti peraltro da un imponente
stuolo di scienziati, appaiono effettivamente molto avanzati e sofisticati.
Il paziente può contare sull’opera di un folto numero di specialisti, in
grado di avvalersi di strutture e strumenti altrettanto speciali.

Ci si domanda allora: Questo basta? È questa una garanzia per la salute dei
malati di cancro?

La chiara risposta è: “Assolutamente no, perché è tutto falso!” A niente
valgono le parate di grandiosità se queste si basano non su certezze, ma su
ipotesi da convalidare.

Nessuno mai, infatti, ha dimostrato il nesso tra iperproduzione cellulare e
cancerogenicità, tra mutagenesi e trasformazione maligna, tra effetti
iperproduttivi cellulari determinati in vitro e tumori presenti in pazienti in
carne ed ossa.

Un conto è la realtà del laboratorio, un’altra è la realtà della vita.

È inaccettabile che la medicina ufficiale presenti le inconsistenti posizioni
teoriche oncologiche come dotate di verità e di una struttura logica
accettabile, mentre si sa che sono fallimentari a priori.

Si prenda ad esempio, quanto riportato in “Medicina Oncologica” (Bonadonna G.
Robustelli G, Ed CEA,. Milano 1999):

A pagina166, spiegando il processo di metastatizzazione, si legge: “Da quanto
esposto risulta evidente che, al di là dei fattori meccanici (dimensioni
cellulari e del canale vasale, deformabilità cellulare), la selettività per
specifiche sedi vascolari è legata ai meccanismi di adesione alle pareti vasali,
al tipo di enzimi degradativi prodotti dalla cellula neoplastica e di enzimi
inibenti presenti nel tessuto invaso, ai fattori chemiotattici e aptotattici che
guidano l’insediamento della singola cellula nei siti ottimali per la
proliferazione, ai fattori di crescita autocrini e paracrini e la possibilità di
iniziare a mantenere il processo angiogenico.”

Ciò che risulta evidente è che ciò che viene qui asserito, era già stato
bocciato altrove.

Nella stessa pagina, riguardo al meccanismo di migrazione e crescita su base
vascolare si riporta: ”Non sono note le basi molecolari del fenomeno…”

E ancora: a pagina 160: “Il processo di angiogenesi infine avviene quando è già
avvenuta la metastatizzazione.

Ricapitolando, la frase “risulta evidente” è corredata da risultanze solo
negative, quindi è sostanzialmente falsa, come del resto tutta l’oncologia, la
cui teoretica prevede in sintesi i seguenti fattori (fenomeni) patogenetici:

A) Alterazioni dei geni e dei cromosomi
B) Alterazioni molecolari
C) Trasformazione cellulare neoplastica mediata dagli ormoni
D) Trasformazione cellulare neoplastica mediata dai fattori di crescita
E) Trasformazione cellulare favorita da uno stato di immunodeficienza

L’ipotesi della proliferazione incontrollata (IP) dipenderebbe quindi dal
concorso dei cinque fattori menzionati in precedenza.

Nel primo caso la proliferazione incontrollata sarebbe spiegata dal fenomeno
A, a sua volta spiegato dal fenomeno B e così via fino all’ultimo fattore.
Nel secondo caso sarebbe spiegata con la contemporanea azione di tutti i
fattori in gioco.

Schematicamente:

1) IP ¬ A ¬ B ¬ C ¬ D ¬ E

2) IP = A + B + C + D + E

Si consideri però quanto viene riportato sul trattato citato in precedenza
riguardo ai fattori menzionati.

Fattore A: pagina 7, 3°capoverso. “Il meccanismo attraverso il quale avvengono
alterazioni cromosomiche è tuttora sconosciuto.”

Fattore B: pagina 137 ultimo capoverso. “Un uso più diretto delle lesioni
molecolari, in senso terapeutico, appare oggi ancora incerto.”

Fattore C: pagina 385. “…le varie metodiche impiegate nel tentativo di
discriminare le forme ormonodipendenti, sia del carcinoma mammario che di altre
neoplasie, non hanno dato che indicazioni approssimative.”

Fattore D: pagina 124 fine. “Malgrado l’interesse biologico di questa classe di
proto-oncogeni, nessun fattore di crescita si è dimostrato fino ad ora
strutturalmente coinvolto in lesioni genetiche dei tumori umani”.

Fattore E: pagina 157. “…la terapia immunologica specifica dei tumori umani, che
è lo scopo ultimo di ogni ricerca di immuno-oncologia, è ora più potenziale che
attuale…”

Ne risulta che, secondo il modello multifasico (consequenziale), l’ipotesi di
base IP viene spiegata con il fenomeno ignoto A, che viene spiegato con il
fenomeno B, anch’esso ignoto, che viene a sua volta spiegato con il fenomeno
ignoto C, spiegato con il fenomeno ignoto D, spiegato con il fenomeno ignoto E…a
questo punto potrebbe essere aggiunto un qualsiasi numero n di fenomeni ignoti.

Nel secondo caso l’ipotesi IP viene invece spiegata mediante il concorso di
molti fenomeni insieme (A, B, C, D, E, n), anch’essi però tutti ignoti.

Da quanto esposto risulta chiaro che, quale che sia il metodo di spiegazione
adottato, dato che tutti i fattori sono ignoti, l’ipotesi principale
dell’oncologia ancorata al mirabile meccanismo della multifattorialità – capace
di spiegare tutto senza conoscere niente – rimane solo un mistero.

Di fronte ad una logica così illogica, viene da pensare se la formulazione
dell’ipotesi fondamentale dell’oncologia possegga i requisiti di una
proposizione razionale. Se cioè almeno corrisponda descrittivamente alla verità.

Ma qui si scopre la sorpresa: “Un tumore è costituito da popolazioni diverse dal
punto di vista cinetico. Le cellule proliferanti sono spesso una minoranza…Nei
tumori solidi, invece, il ritmo esponenziale di crescita si verifica solo nella
fase iniziale della vita del tumore” (Bonadonna Robustelli, .pagina72).

Il principio o ipotesi fondamentale su cui poggia tutta l’oncologia, quindi, è
palesemente falso perché:

È privo di una verità di ragione, perchè non poggia su un principio di non
contraddizione: l’iperplasia (l’aumento anormale delle cellule) è e non è
ammessa allo stesso tempo.

È privo di una ragione sufficiente poichè, essendo tutti i fatti o fenomeni
esplicativi ignoti, non esiste nessuna ragione di fatto.

Dice Aristotele: “D’altronde, è proprio sapendo che un oggetto è, che noi
cerchiamo perché esso è; risulta invece difficile cogliere un oggetto, … quando
non si sa che esso è.” 22

Commenta Schopenauer: “A che giovano spiegazioni, che da ultimo conducono ad un
termine altrettanto sconosciuto quanto il primo problema?” 23

In conclusione, un fatto inesistente viene spiegato con fenomeni ignoti, tanto
più che l’ipotesi portante di una causalità genetica in senso iperproduttivo
neoplastico si riduce ad una forzatura. Al fatto cioè che i meccanismi preposti
alla normale attività riproduttiva cellulare del corpo – per intendersi quella
di tutti i giorni – per cause imprecisate assumerebbero in un determinato
momento un atteggiamento svincolato rispetto alla globale economia tessutale.

Quando li si considera in un ottica deviata, gli stessi geni allora che
normalmente svolgono un ruolo positivo nella riproduzione cellulare, vengono
chiamati proto-oncogeni, Quelli che invece inibiscono la riproduzione sono
chiamati geni soppressori o oncogeni recessivi.

Ad esempio il gene da cui dipende normalmente l’ormone tiroideo, secreto tutti
i giorni, ad un certo momento, senza un perché – ed è qui che sta il mistero
che regge tutta la ricerca – diventa anomalo, con ripercussione sui cicli di
crescita.

È un po’ come ipotizzare che la bocca, un organo preposto all’assunzione e alla
masticazione del cibo, in un determinato momento della vita fosse utilizzata per
mordere e masticare le proprie mani.

Ma se i processi della malattia sono ignoti, l’ipotesi di base dell’oncologia
non ha riscontro fattuale nella realtà, perchè il presupposto dell’ipotesi è una
forzatura cioè un’invenzione. In pratica se tutti i livelli del sistema sono
falsificati, non si capisce perché si debba continuare a sostenere un’idea
totalmente fallimentare.

I misteriosi e complicati fattori genetici, la mostruosa capacità riproduttiva
di un’entità patologica capace di scompaginare qualsiasi tessuto, l’implicita
ancestrale tendenza dell’organismo umano a deviare in senso autodistruttivo – e
altre simili argomentazioni condite con una notevole quantità di “se” e di
“forse” di valore esponenziale – non possono ormai accontentare più nessuno.
Sono solo delle farneticazioni.

Perché gli scienziati continuano a propugnare un’idea così infondata? Che cos’è
che spinge uno studioso a continuare a professare una teoria così strampalata?

L’unico motivo veramente logico può essere solo la forza dell’abitudine,

Scrive Kant: “Laddove…dovrebbe a dirittura ammutire, e confessare la propria
ignoranza…ritiene come noto ciò che gli è, per un uso frequente, familiare…si
immagina di vedere e sapere ciò che le sue apprensioni e le sue speranze lo
spingono ad ammettere e a credere.” 24

Questo comportamento è simile alla storiella dell’ubriaco che cerca qualcosa
sotto un lampione.

Un passante gli chiede: “Ha qualche problema?”

L’ubriaco: “Ho perso la chiave.”.

“Dove l’ha persa?”

“Dall’altro lato della strada”

“Ma che cosa ci fa qui allora?” Chiede stupito il passante

“Beh almeno qui c’è luce”.

“È così che funziona la scienza: si guarda dove c’è luce perché è l’unica cosa
che possiamo fare.” 25

In questo modo “…L’errore può dominare per secoli, imporre a popoli interi il
suo giogo di ferro…”(A. Schopenauer cit. pag. 59).

Dal libro del Dr. Tullio Simoncini “Il cancro è un fungo”.
--
LoStaff di Simoncini
http://www.drsimoncinicommunity.com/it/
lostaff-***@doctor.com
Erte Ribbile
2020-10-06 08:03:23 UTC
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Ogni problema clinico è o dovrebbe essere prima di tutto...
Come si collocherebbe in questa pappardella la fulgida ricerca che ti ha portato
ad ammazzare malati di cancro con dosi massicce di bicarbonato?
Dal libro del Dr. Tullio Simoncini “Il cancro è un fungo”.
E il raffreddore è un carciofo. Cialtrone.
https://www.google.it/search?q=simoncini+bicarbonato+radiato+condannato
Catrame
2020-10-06 15:07:54 UTC
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Post by LoStaff .
Ogni problema
sei un coglione
Post by LoStaff .
Dal libro del Dr. Tullio Simoncini “Il cancro è un fungo”.
ricordiamolo anche come assassino condannato ladro farabutto truffatore


Curava il tumore con il bicarbonato: condannato a 5 anni e mezzo l’ex
medico Tullio Simoncini

Radiato dall’ordine era andato a esercitare a Tirana, in Albania. Nel
2012 morì un 27enne di Catania che si era sottoposto alla sua “cura”
Curava il tumore con il bicarbonato: condannato a 5 anni e mezzo l’ex
medico Tullio Simoncini

Prometteva di salvare i malati di cancro somministrando un trattamento
a base di semplice bicarbonato. Per questo l’ex medico Tullio Simoncini
è stato condannato a 5 anni e 6 mesi di carcere dal tribunale
monocratico di Roma. Simoncini, radiato dall’ordine professionale nel
2006, è accusato di omicidio colposo ed esercizio abusivo della
professione medica per aver sottoposto tre anni fa in una clinica di
Tirana, Luca Ernesto Olivotto, 27 anni, di Catania e affetto da un
tumore al cervello ad una cura medica antitumorale a base di
bicarbonato di sodio.

L’intero decorso della malattia si è sviluppato in Albania, dove
l’imputato era andato a svolgere il suo lavoro dopo la cancellazione
dall’ordine dei medici. Insieme con Simoncini è finito sotto processo e
condannato a due anni dal giudice anche Roberto Gandini (con pena
sospesa), perché, secondo l’accusa, «avrebbe partecipato al trattamento
basato su dosi di bicarbonato di sodio somministrate per via venosa».
Olivotto morì dopo una gravissima alcalosi metabolica.

La storia inizia nel 2012 quando Olivotto scopre di aver una gravissima
forma di tumore al cervello. La prima mossa del ragazzo è accendere
internet, cliccare il nome della neoplasia e premere invio
nell’illusione di trovare la soluzione su google. Scopre così il
«metodo Simoncini», basato su una terapia a base di bicarbonato. Per
Luca è la strada giusta e Simoncini contribuisce a infondere
l’illusione della guarigione nel giovane grazie a una percentuale: «Il
70 per cento delle volte ci si salva, e i rischi sono minimi», dirà
l’ex medico. A quel punto il giovane si reca a Tirana, in Albania, per
ricoverarsi in ospedale, ma subito dopo le prime somministrazioni di
bicarbonato Luca viene trasportato d’urgenza in ospedale: le condizioni
sanitarie sono fin da subito disperate e il ragazzo muore.
--
Mi fa fatica mettere la firma.
Leonardo Serni
2020-10-06 22:59:44 UTC
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Una volta Individuata la causa della malattia, l’atteggiamento terapeutico, cioè
pratico, dovrebbe discendere da questa.
Ahimè, nell’oncologia odierna questo non accade, in quanto nessuno, né in campo
ufficiale né nelle cosiddette medicine alternative, si dà pena di concepire un
soggetto logico specifico che sia all’origine delle malattie neoplastiche.
Non è esattamente così.

Prendiamo, per esempio, gli incidenti stradali. Tutti parliamo di una cosa che
si chiama "incidente stradale", e detta così sembra un qualcosa di definito.

Ma non è vero (e non lo è per il cancro). Sì, ci sono ALCUNI elementi comuni a
tutti gli incidenti stradali (c'è almeno una macchina, la strada, il guidatore
eccetera; la macchina è danneggiata; si verifica un urto di qualche tipo).

Però ci sono gli incidenti per sonnolenza, malore e distrazione; e ci sono gli
incidenti da guasto meccanico a sterzo, ai freni, ecc.; e quelli da collisione
con un altro mezzo; e così via.

Non esiste una causa unica.

Gli incidenti per sonnolenza li puoi "curare" con l'educazione (non metterti a
guidare se sei stanco, briàco, sconvolto, ecc.). O potresti risolverli con una
macchina a guida automatica.

E questa "cura" non funzionerebbe minimamente negli altri casi; anzi essendoci
molta più complessità e pezzi che si possono guastare, la "cura" peggiorerebbe
gli incidenti "da guasto". Sicché, ci sarebbe chi dice "LA CURA AGLI INCIDENTI
STRADALI CAUSA GLI INCIDENTI STRADALI! NON CIELO DIKONO!!!".

Che è l'equivalente di chi dice che certe chemioterapie sono cancerogene (ed è
vero).

Il cancro è un "incidente stradale" al meccanismo di riproduzione cellulare, e
può avvenire per moltissime cause.

E' per questo che ALCUNI tumori si curano molto bene, e altri molto male.

Non c'è un "oggetto cancro" a monte che si possa colpire: l'unica cosa comune,
a un livello così alto, è la riproduzione cellulare, che però è comune anche a
cellule sane. Ferma quella, e non hai più il cancro, ma l'organismo muore.

Un po' come il restare in casa protegge dal 99.9999% degli incidenti d'auto.
In realtà l’oncologia attuale fa acqua da tutte le parti, e a nulla vale
aggrapparsi alla scrupolosità del metodo scientifico, quando i risultati
fruibili continuano ad essere latitanti da decenni.
Ma questo te lo immagini tu. Prendi un qualsiasi tumore, e guarda i livelli di
mortalità negli ultimi cento anni.

Certo, aumenta l'incidenza... e vorrei anche vedere. Più curi le cose e più la
gente campa a lungo, più campa e più ha il tempo di beccarsi un tumore.

Anche qui, la soluzione di morire tutti ai trent'anni eliminerebbe quasi tutti
i tumori, ma non ne vale la pena.
Si prenda come esempio l’ipotesi metafisica “Il dio Visnù esiste, perché
guarisce le sue creature con gli elementi dell’universo, con il sole, con
l’acqua e con la terra”, e si cerchi in qualche modo di dimostrare
scientificamente che ciò corrisponda a verità.
Cosa farebbero gli scienziati per avallare questa ipotesi?
Guarda, sei già fuori strada di parecchio. Gli scienziati *NON PARTONO MAI* da
una ipotesi metafisica, e soprattutto NON CERCANO DI AVALLARE LE IPOTESI.

Gli scienziati partono da FATTI OSSERVATI (per esempio "Esiste il mondo"), poi
formulano ipotesi dotate di potere predittivo, e ammesso che "Ha stato Visnu'"
lo sia (non lo è, si chiama "fisica delle fate")...

...cercano di FALSIFICARLA. Non di confermarla. Di FALSIFICARLA.

Cercano prove CONTRARIE, e ideano esperimenti per dimostrare che le predizioni
della teoria non sono vere.

Per esempio ripeto mille volte "Porco Visnù e chi gli vuole bene!", e se resto
vivo e Visnù non mi polverizza, forse forse Visnù non esiste mica.

Sicché, il resto del ragionamento, cadute le premesse, cade.

Hai dimostrato - senza dubbio - che gli "scienziati che cercano di avallare le
proprie ipotesi precostituite", sbagliano.

Ma questi qui non sono "scienziati", tu stai descrivendo dei RELIGIOSI.
Questo comportamento è simile alla storiella dell’ubriaco che cerca qualcosa
sotto un lampione.
Ironico, il fatto che questa storiella io l'abbia più volte raccontata proprio
a proposito dell' ex dr. Simoncini; che avendo una cura contro i funghi, crede
fortemente che il cancro sia un fungo, così lo può curare.

Leonardo
--
"You all presumably know why" :-) :-(
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